In edilizia/urbanistica i punti cardine del programma sono due: 1) ‘Stop al Consumo di Territorio’, revisione del PRG (Piano Regolatore Generale) e del PAT (Piano di Assetto del Territorio); 2) allo stesso tempo proteggere e dare nuove opportunità alle imprese edili colpite pesantemente dalla crisi salvaguardando e facendo crescere i posti di lavoro attraverso un Regolamento Edilizio comunale (si legga su questo la Proposta 1).

Nei siti web delle agenzie immobiliari a Padova risultano attualmente (aprile 2013) invendute oltre 10.000 abitazioni; nel complesso dei 18 Comuni della Comunità metropolitana le abitazioni invendute sono oltre 20.000. Eppure i Piani urbanistici continuano a prevedere nuove espansioni urbane. Alla volumetria residua di 2.607.892 mc del PRG vigente, il nuovo PAT del 2009 ha aggiunto ulteriori 2.084.232 mc, per un totale di 4.692.124 mc, che dovrebbero consentire l’insediamento di ulteriori 24.185 abitanti in un decennio: dato assolutamente irrealistico, se si considera che negli anni 2000 la popolazione di Padova è aumentata di soli 730 abitanti. La direzione da dare per la sostenibilità del settore edile è dunque un’altra, come descritto alla Proposta 1.

Proposte:

Revisione (ridimensionamento) degli strumenti urbanistici vigenti (PRG e PAT) in relazione alla sovrapproduzione edilizia degli anni 2000, alla presenza di una enorme quantità di alloggi e stabili non residenziali sfitti ed invenduti ed alla tendenza in atto ad una sostanziale stabilità demografica.

Perequazioni: In sostituzione degli attuali, andranno adottati sistemi di perequazione urbanistica “ad arcipelago” e crediti edilizi, al fine di evitare l’edificazione diffusa di tutto il territorio (un tempo destinato a verde pubblico), dando

vita a polmoni di verde urbano di adeguata dimensione piuttosto che ad una miriade di piccole aree verdi costose ingestibili da parte del Comune e poco fruibili per i cittadini.

Il limite di trasformabilità delle aree agricole SAU (Superficie Agricola Utile) previsto dalla Legge Urbanistica regionale deve riguardare l’insieme delle aree agricole ancora esistenti in ambito urbano (anche se con diversa destinazione di PRG) e non solo le aree di nuova espansione urbana consentite dal PAT.

PATI (Piano Assetto Territoriale Intercomunale): il Comune deve proporre con una Variante un ridimensionamento delle previsioni del PATI, in particolare per quanto riguarda le nuove infrastrutture viarie previste (GRAP, camionabile lungo il tracciato dell’Idrovia... - che non servono più) e gli ampliamenti previsti per gli insediamenti terziari, commerciali e produttivi. Il PATI della Comunità Metropolitana Padovana recentemente approvato, pur contenendo interessanti elementi analitici, non fornisce ancora strumenti adeguati per la gestione unitaria del territorio.

Rafforzare la gestione unitaria del territorio metropolitano e ricercare l’unificazione anche amministrativa dei 18 Comuni appartenenti alla Comunità Metropolitana Padovana o l’integrazione degli stessi nell’Area Metropolitana Padova-Treviso-Venezia.

Realizzare una cintura verde (‘green belt’) ad anello intorno alla città adiacente le tangenziali e collegata alle aree verdi cittadine con continuità per avere un effetto di abbattimento PM10 e CO2, e un miglioramento paesaggistico per mascheramento visivo. La biomassa prodotta può essere sfruttata economicamente con cicli rotativi alternati per la produzione di energia in strutture pubbliche locali

Obiettivo di fondo della prossima e più moderna pianificazione urbanistica e territoriale è quello di ridurre l’impronta ecologica generata dalle strutture urbane e dai suoi abitanti, passando gradualmente ma con decisione da un sistema urbano inefficiente e sempre più costoso caratterizzato da elevati consumi di materie prime ed energia e elevata produzione di rifiuti ed inquinanti ad uno di tipo circolare che chiudendo i cicli produce meno sprechi, meno rifiuti e meno degrado del territorio.

Benefici:

Si ferma la tendenza alla cementificazione che ha portato notevoli rischi idrogeologici (alluvioni), si inizia ad invertire la tendenza.

Migliora la qualità dell’aria e il benessere dei cittadini.

Si evita spreco di territorio, ormai scarso in attività ormai improduttive come le nuove costruzioni, favorendo il re-insediamento di nuova economia e posti di lavoro legati all’agricoltura di prossimità.

Si aumenta l’attrattività turistica legata alle ‘vie verdi’, e si rende maggiormente fruibile il territorio ai cittadini.

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